31 mag 2026 Trinità anno A
Es 34,4-6.8-9 Dn 3,52-56 2Cor 13,11-13 Gv 3,16-18
Dopo Pentecoste, la festa della trinità riassume, in qualche modo, l’insieme della rivelazione, circoscrivendola all’interno della “storia di un incontro”, quello tra Dio e l’uomo: Padre; Figlio; Spirito Santo. Così il concilio vaticano II nel documento sulla Chiesa (LG 2-4):
1 - L'eterno Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontà, creò l'universo; decise di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita divina… dopo la caduta in Adamo non li abbandonò.
2 - È venuto quindi il Figlio, mandato dal Padre … Cristo, per adempiere la volontà del Padre, ha inaugurato in terra il regno dei cieli.
3 - Il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo … Questi è lo Spirito che dà la vita … per mezzo suo il Padre ridà la vita agli uomini.
Prima che una festa della “dottrina” è una festa che ricapitola una storia. Una storia che continua e si rinnova continuamente nella vita e nel cuore degli uomini di ogni tempo e di ogni luogo. Non dobbiamo perciò scervellarci cercando di svuotare il mare con un secchio, è più utile lasciarci coinvolgere da questa storia che è anche la nostra storia, la storia di un Dio che è sempre alla ricerca di ognuno di noi, per chiamarci all’amicizia con lui. L’effetto di questa amicizia è quanto ci viene annunciato dal vangelo di questa domenica attraverso il dialogo tra Gesù e Nicodemo. Osserviamo in che modo inizia questo dialogo. E’ Nicodemo va incontrare Gesù. Ci va di notte perché è un personaggio importante e non si vuole esporre. E’ lui che introduce il discorso: “sappiamo che sei venuto da Dio … nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui". Bene bravo! E allora gli manca solo un passo. Ma fu più bravo il cieco nato, il quale non aveva bisogno di fare domande, per lui era evidente: Dio non ascolta i peccatori … Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla (Gv 9,31-33). Così lo scomunicarono, mandandolo via insultandolo. Poi incontra Gesù e subito crede in lui. E’ già rinato. Con Nicodemo la questione è un po’ diversa. La risposta di Gesù ad vecchio saggio di Israele che si rivolge a lui per avere conferma della sensazione che agitava i suoi pensieri circa l’origine di Gesù, lascia un po di stucco: “se uno non nasce dall’alto non può vedere il Regno di Dio”. La risposta di Nicodemo: “come può nascere un uomo quando è vecchio”? Non si può rinascere di nuovo, come del resto non si è mai sentito di un cieco nato che possa recuperare la vista. Non c’è via d’uscita o c’è qualcos’altro, qualcosa di più che va oltre. Giovanni ne è convinto e lo spiega bene fin dall’inizio del suo vangelo quando parla del potere di diventare figli di Dio, cioè capaci di amare, “coloro che da Dio sono generati” se credono, cioè se vogliono. E’ qui che entra in gioco lo Spirito. Anche un vecchio può nascere di nuovo se nasce dall’acqua e dallo Spirito, può cambiare, diventare una persona diversa. Una rinascita non nella debolezza e nella fragilità propria della carne, nella quale tutto è in qualche modo rinchiuso, prigioniero anche le Istituzioni più autorevoli, anche quelle più sacre, se non si aprono alla novità e alla creatività di Dio. Ma bisogna farsi trovare pronti per entrare in una storia diversa, l’unica vera, piena ed eterna al cui centro è l’incontro con il Figlio dell’amore che il Padre ha mandato non per condannare il mondo ma perché chiunque crede in lui abbia in sé la pienezza del senso della vita.
Buona settimana. P. Daniele