Domenica XXVI del tempo ordinario anno B


Mc 9,38-43.45.47-48


Riflessione di Padre Daniele

La situazione: Gesù nello stesso luogo, in casa con i suoi discepoli/comunità, per insegnamenti riservati a loro. Presenta i punti chiave che devono reggere la vita della nuova comunità. Domenica scorsa abbiamo ascoltato: il più grande è il servo di tutti; Il più piccolo è portatore della presenza di Dio, chi lo accoglie accoglie Gesù e il Padre. Servire Dio è servire gli ultimi.

La scena. Gesù ha appena finito di parlare su questo argomento che già i discepoli deviano su un’altra situazione, che non riguarda le ambizioni personali, ma l’orgoglio e l’ambizione del gruppo/comunità. Il personaggio di riferimento è un esorcista che scaccia i demoni invocando il nome di Gesù senza l’autorizzazione dei discepoli: “non ci seguiva”. La risposta di Gesù non si fa attendere e tocca due aspetti: i rapporti con chi non appartiene al gruppo e la responsabilità verso chi è più fragile nella fede: Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono in me…

Il pericolo dell’autoreferenzialità. Giovanni facendosi portavoce del gruppo, si rivolge a Gesù vantando il merito di aver “vietato” a qualcuno che non era del gruppo di operare nel nome di Gesù. Giovanni e Giacomo, chiamati da Gesù “figli del tuono”, sono un po’ i “talebani del gruppo”. Sono loro che volevano far scendere il fuoco sul villaggio di samaritani che non aveva accolto Gesù. Ma sono anche quelli che chiedono i posti più importanti vicino a Gesù, dopo l’eventuale vittoria. Gesù sconfessa completamente l’operato dei suoi discepoli: “non glielo proibite, non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me”.

Il peccato dell’autoreferenzialità non significa soltanto esclusione degli altri ma soprattutto mettersi al centro, in quella collocazione che appartiene solo a Gesù e a coloro coi quali Gesù si è identificato, i piccoli, i poveri, gli ultimi. Sulla croce alla destra e alla sinistra di Gesù ci saranno due “ladroni”. Nel vangelo di questa domenica, Gesù spinge i discepoli verso una comprensione vera del messaggio evangelico, che non fa della comunità un gruppo di influenza; che nessuno ha il copyright sul suo nome; che lo Spirito che agisce nella chiesa, opera anche oltre i suoi confini e compito della chiesa è piuttosto di saperlo riconoscere là dove egli si manifesta e seguirlo. In passato si diceva che “fuori dalla chiesa non c’è salvezza”, intendendo che solo diventando “cattolici” si poteva sperare nella salvezza. Il Concilio Vaticano II ha cambiato on poco la prospettiva, attirando la nostra attenzione sulla presenza di Dio nella storia di tutta l’umanità: Il popolo di Dio, mosso dalla fede con cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore che riempie l'universo, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio. La fede infatti tutto rischiara di una luce nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell'uomo, orientando così lo spirito verso soluzioni pienamente umane (GS 11). E’ proprio questo disegno di Dio, che la Chiesa deve saper individuare imparando a distinguere (discernere) quali sono le strade su cui oggi Gesù le chiede di seguirlo per portare a compimento il suo disegno di amore, di pace e di giustizia. Di fronte ai grandi eventi, spesso dolorosi, che accadono nell’umanità, dovrebbe essere un riflesso per la comunità credente interrogarsi per cogliere attraverso questi eventi la segnaletica di Dio andando dove lui è giù presnte col suo amore e con la sua misericordia. Questo significa uscire verso le periferie ed essere una chiesa ospedale da campo, una chiesa che non mette mai al centro se stessa ma Gesù che è sempre là dove sono le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto, e chiede ai suoi di fare altrettanto.

Lo scandalo

Chi fa allontanare o deviare uno di “questi piccoli che credono” meglio per lui scomparire. Se la tua mano, il tuo piede, il tuo occhio ti impediscono di seguire Gesù, tagliali. La contro testimonianza rispetto all’insegnamento di Gesù è ciò che allontana e fa cadere. L’afferrare e il trattenere, invece del donare; la volontà di possedere e dominare invece di servire sono talmente contrari alla vita, che Gesù dice essere meglio una mano sola, essere zoppi e vederci solo con un occhio, piuttosto che finire nella discarica del non senso, non solo esistenziale ma anche ecclesiale. Dobbiamo pensare che la rigenerazione della comunità ecclesiale sia principalmente legata proprio alla sua capacità di rinnovarsi in questi valori che Gesù ci insegna.



Buona Domenica e buona settimana a tutte e tutte

P. Daniele

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