2 Giugno 2024 

Corpus Domini B  

Mc 14,12-26    

  

2 Giugno 2024 

Corpus Domini B  

Mc 14,12-26  

“Colpito da queste parole, l’avversario (il giudice) diceva a Felice: «Non ti chiedo se tu sei cristiano, ma se  hai partecipato all’assemblea o se hai qualche libro delle Scritture». O stolta e ridicola richiesta del  giudice! Gli ha detto: «Non dire se sei cristiano», e poi ha aggiunto: Dimmi invece se hai partecipato  all’assemblea». Come se un cristiano possa essere senza la Pasqua domenicale, o la Pasqua domenicale  si possa celebrare senza che ci sia un cristiano! Non lo sai, Satana, che è la Pasqua domenicale a fare il  cristiano e che è il cristiano a fare la Pasqua domenicale, sicché l’uno non può sussistere senza l’altra,  e viceversa? Quando senti dire “cristiano”, sappi che vi è un’assemblea che celebra il Signore; e  quando senti dire “assemblea”, sappi che lì c’è il cristiano..”  

E’ un estratto degli atti dei martiri di Abitene (Tunisia) nel 303 d.C. L’imperatore Diocleziano aveva  decretato restrizioni nella pratica del culto cristiano ordinando la consegna dei testi sacri e proibendo  riunioni. 50 cristiani di quella città, sorpresi mentre celebravano l’eucarestia domenicale nella casa di Felice,  furono arrestati, giudicati, alcuni giustiziati, altri lasciati morire di stenti in carcere.  

Non ti chiedo se tu sei cristiano: Se vuoi distruggere la fede, non c’è bisogno di chiedere di rinnegarla,  basta togliere ai cristiani la possibilità di riunirsi per colpire al cuore la l’esistenza stessa della comunità. Il  martire Felice, presso il quale si era tenuta la celebrazione domenicale dell’eucarestia, lo aveva capio  perfettamente. Rivendica perciò il diritto di riunirsi. Oggi parleremmo di libertà di coscienza e libertà di  culto che si traduce in stile di vita, certo, ma anche in pratiche religiose e rituali specifiche che la legge non  può ostacolare. Nella fattispecie non ci può essere cristiano senza eucarestia (Pasqua) domenicale perché  è l’eucarestia a fare il cristiano ed è il cristiano a fare l’eucarestia. L’uno, il cristiano, non può sussistere  senza l’altra, l’eucarestia. Questo risponde Felice.  

Dieci anni dopo questi fatti, con l’editto di Milano del 313, l’imperatore Costantino stabiliva “che non si  debba vietare ad alcuno di esercitare il culto, cristiano o di altre religioni, cosicché la divinità,  venerata in assoluta libertà, possa dimostrarsi sempre favorevole” Purtroppo la storia ha proseguito  su un’altra strada e, a poco a poco, la minoranza diventando maggioranza al potere, chi era prima  impedito nel suo culto, ha ostacolato ed escluso quello degli altri. Il paradosso vuole che oggi siamo  noi che abbiamo perso piena consapevolezza dell’importanza delle nostre pratiche religiose, diventate  molto soggettive e opzionali. La disaffezione è evidente.  

Più del trionfalismo rituale, tuttavia, sarebbe necessario ricercare prassi che, rompendo un po’ le  cristallizzazioni, ci aiutassero a tornare all’essenziale per sperimentare di nuovo la freschezza e la fragranza  del pane spezzato e condiviso in uno stile di reale fraternità, che a volte le grandi assemblee e a maggior  ragione le assemblee sparute in ambienti diventati troppo grandi e anonimi, rendono più difficile. Importante  è anche crescere nella corresponsabilità che non riguarda solo i riti, ma soprattutto il fatto di camminare  insieme superando la divisione storica tra chi sta parla e chi ascolta, tra chi insegna e chi deve solo imparare  ed eseguire. Nessuna comunità ecclesiale potrà fare l’economia dello sforzo comune per definire, insieme,  chi e cosa vogliamo essere e fare.  

L’eucarestia è relazione, familiarità. Ha il sapore della famiglia. Ciò che la caratterizza è l’essere vicini gli  uni agli altri, attorno al “Maestro” che oggi come ieri, ci parla per dare un senso alla nostra vita e  coinvolgerci con lui per la vita del mondo.  

Buona domenica e buona settimana. 



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0971_2024 06 02 Corpus Domini B_240602_131031.pdf

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