4 Gen 26 II dom dopo Natale A
Sir 24,1-4.12-16 Sal 147 Ef 1,3-6.15-18 Gv 1,1-18
Carissimi, ancora buon anno a tutti anche se, come si dice, il buon giorno si vede dal mattino, purtroppo quello che si vede all’inizio di questo 2026 non nasce sotto i migliori auspici. Siamo certamente tutti molto toccati dalla tragedia che si è consumata nel locale turistico di crans montana. Non so voi ma io sono rimasto sbalordito e sconvolto anche dall’atto di prepotenza che si è consumato, comunque la si giri, in nome del potere del più forte, nuovo “logos” del mondo, purtroppo.
Questi sono i fatti, e questo è il mondo nel quale accogliamo il Logos, colui per mezzo del quale, come ci dice il vangelo di oggi, tutto è stato fatto, senza il quale nulla è stato fatto di tutto ciò che esiste.
È una luce che brilla nelle tenebre. Può essere grande come una candela, ma se sono tante le candele che prendono luce da quell’unica ed essenziale, allora diventerà una grande luce.
Il nodo di tutto è quando Giovanni comincia a snocciolare il mistero della venuta del Logos in mezzo a noi. La ragione di tutto, la parola senza la quale nulla esiste, veniva nel mondo come luce vera, vita per ogni uomo:
- Il mondo non lo ha riconosciuto
- I suoi non lo hanno accolto
Questa è la tenebra, ma:
- A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio
Chi accoglie Gesù, accoglie la luce, la vita, l’amore, simile a Dio, diventa luce, vita, amore lui stesso. Alla presunta onnipotenza dei poteri di questo mondo, Dio oppone l’apparente debolezza del Figlio che piantando la sua tenda in mezzo a noi si fa presenza reale che ci accompagna nel nostro cammino insieme agli umili e agli ultimi.
Nel suo messaggio per la giornata mondiale della pace, il papa ci ricordava che la pace non è qualcosa che deve venire, ma è una realtà già presente fin dal momento in cui incontrando i suoi discepoli, risorto, si rivolge loro augurando la pace: Pace a voi. E’ la sua Parola dice papa Leone, Non un semplice augurio ma una parola creatrice come quella di Dio quando disse sia la luce e la luce fu. Gesù ci dice Pace e la Pace è, e tuttavia avviene solo se sappiamo farcene noi stessi portatori attraverso la rinuncia alla violenza, disarmando il nostro cuore e le nostre parole per andare incontro agli altri. E’ disarmante perché prima si è disarmata, nella consapevolezza che nn è tuttavia come un colpo di bacchetta magica, perché richiede umiltà e perseveranza ma è un impegno benedetto: Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio.
E allora auguro un anno di pace in cui ciascuno possa farsi protagonista di quella trasformazione di cui il mondo ha sempre più bisogno.
P. Daniele