4 dicembre 2022

II Domenica di Avvento - Anno A

Mt 3,1-12

Riflessione di Padre Daniele

Mentre domenica scorsa dominava l’immagine del delle armi trasformate in aratri aratri e delle lance che diventano falci (Is 2,1-5), questa settimana l’immagine è quella del tronco rinsecchito che inaspettatamente germoglia e alberi tagliati alla radice da cui esce un nuovo virgulto: Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici (Is 11,1-10). L’albero del popolo di israele è ridotto ad un moncone bruciacchiato che affiora sterile dal terreno a causa di tutte le sue infedeltà. Ma dentro di sé possiede ancora una vitalità che sta per esplodere in un nuovo germoglio, a causa della fedeltà di Dio alle sue promesse. Spunterà; germoglierà: Tutto è nel segno della speranza e della fede che Dio non abbandona il suo popolo, la sua creazione, l’umanità. La vita trionferà sulla morte, l’amore trionferà sull’odio. E’ il sogno autenticamente divino di armonia e di pace. Non ci sarà più la voracità del lupo, e del leopardo, ma il leone mangerà paglia come il bue; non ci sarà più nulla di insidioso e di nocivo da cui guardarsi ma i bambini potranno giocare spensieratamente in perfetta incoscienza sulla tana del serpente, perché non ci sarà più alcun pericolo. Non ci saranno più prede perché i predatori avranno finalmente cambiato abitudini. Davvero un altro mondo.

Questo perché, come le acque ricoprono il mare, la conoscenza del Signore riempirà la terra! Cosa significa “conoscenza del Signore”? Il senso e anche il valore del nostro personale credere, è legato alla risposta che siamo in grado di dare a questa domanda. Credere non è primariamente l’adesione, magari formale, ad una dottrina ma un’esperienza di Dio e del divino che non allontana l’uomo da Dio ma unisce l’uomo e Dio in favore dell’uomo. Il vangelo ci propone un’esperienza umana di Dio che, all’approssimarsi del natale, si concentra nell’immagine apparentemente debole e fragile del bambino di cui parla Isaia, che fa pascolare insieme il vitello e il leoncello. Questa è la radice di Iesse (simbolo della paternità umana debole e fragile) da cui sprigiona la vitalità di un albero nuovo, con i suoi rami, le sue foglie, i suoi fiori e suoi frutti. E’ l’albero della vita che cattiveria, ingiustizia, odio e voracità non potranno mai annientare in maniera irrimediabile ma torna vittorioso ogni volta che dei testimoni ci credono lasciandolo crescere nel campo della propria vita. E’ l’albero della parabola che nasce dal più piccolo dei semi, ma anche la vite e i tralci di cui parla il vangelo di Giovanni e l’albero dell’apocalisse che sta in mezzo alla piazza della città, che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese mentre le foglie servono a guarire le nazioni (Ap 22,2).

E arriviamo dunque al testo di Matteo che in questa seconda domenica di avvento ci parla di Giovanni Battista Voce dal deserto, cioè dal luogo simbolo dell’incontro originario con Dio, lontano dalla corruzione e dalla mondanità della città da cui Giovanni Battista invita tutti ad uscire perché il tempo della liberazione.

Giovanni è protagonista di una frattura, all’origine di un vasto movimento di rinnovamento di carattere popolare che ha come focus il cambiamento a partire da sé di cui il suo battesimo è il simbolo rituale: seppellire il passato per entrare in una vita al seguito di Gesù, il messia che viene. La possibilità del riscatto non viene da fuori ne dall’alto, c’è piuttosto un mutuo andarsi incontro: andare incontro al Dio che ci viene incontro nelle fattezze fisiche di questo Dio che prende carne e sangue per unirsi ad ogni uomo.

Buona domenica e buona settimana P. Daniele



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