15 Maggio 2022


V Domenica di Pasqua - anno C

Gv 13, 31-35

Riflessione di Padre Daniele

Quand'egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho gia detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

E’ il cuore del vangelo: “che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato”.

Questa parola non è sentimentalismo romantico, ma la norma costitutiva della nuova comunità umana secondo il progetto di Gesù. E non è a buon mercato poiché è costata la croce a Gesù. E’ l’amore alla maniera di Dio che si fa piccolo, povero, sofferente, che si piega su di noi per rimetterci in piedi. Il comandamento nuovo è unico, riguarda essenzialmente i rapporti tra le persone, ma ha l’agire di Dio, manifestato nell’essere e nell’agire di Gesù, come

termine di confronto, per dare dare forma al nostro modo di essere e di agire, gli uni verso gli altri e possiamo aggiungere con tutta la creazione.

La domanda perciò è: come ha amato Gesù? Questi versetti sono tratti dal capitolo 13 che inizia solennemente con queste parole: “Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine” segue la lavanda dei piedi; l’ordine di fare come ha fatto lui: Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. Poi la commozione di Gesù all’annuncio del tradimento imminente e il boccone a Giuda come ultimo tentativo di chiamarlo a sé, di farlo recedere dal suo proposito di essere colui “per il quale il figlio dell’uomo viene tradito” In quel moento Gesù manifesta a Giuda tutto il suo amore e la sua compassione. Sa cosa c’è nel suo cuore, ma lo protegge dagli altri discepoli, che non sarebbero certo stati molto teneri con lui, in quel boccone di pane gli offre la sua vita. Ma Giuda non recede, se ne va nella sua notte che è anche quella del mondo.

Paradossalmente Giovanni lega questo tentativo fallito di Gesù, alla sua glorificazione: “Quand’egli (Giuda) fu uscito, Gesù disse: ora il figlio dell’uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui”. Parole pesanti. Il fallimento diventa dimostrazione dell’amore che non si arrende e che rimane fedele anche di fronte all’opposizione, al rifiuto, al tradimento, ama sempre fino all’estremo. In questo sta la gloria di Dio. Non l’esibizione della potenza, della forza, dello splendore, ma la fedeltà e la determinazione nel non perdere nessuno, rispettandone tuttavia la libertà. E’ questo che uscirà dal sepolcro come la speranza nuova di un amore che vince la morte. Segue perciò l’annuncio: vi do un comandamento nuovo, amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato. Sarebbe da rispondere: auguri! È troppo per noi piccoli esseri umani che si arrabattano come possono nei meandri di questa vita un po’ complessa. Come si fa ad amare con un amore simile a quello di Dio? Certo cambierebbe il mondo. Non ci sarebbe più la guerra, nessuno avrebbe più fame, nessuno sarebbe più solo, abbandonato, giudicato, perseguitato.

Eppure Gesù insiste: da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri, dove amore è essenzialmente questione di solidarietà, attenzione ad ogni vita, rapporti veramente umani a tutti i livelli. Siamo di fronte all’atto costitutivo della nuova comunità di fede che Gesù istituisce sul fondamento di questo unico criterio; lo spazio nuovo che rende possibile l’utopia. Un luogo dove prima viene la qualità dei rapporti e poi tutto ciò che serve a farli crescere. Subito dopo (non lo leggiamo in questa domenica ma è importante saperlo) Gesù annuncia il rinnegamento di Pietro: Non canterà il gallo prima che tu mi abbia rinnegato tre volte.

Nel luogo dell’eucarestia, l’invito di Gesù non è di amare come se si eseguisse un ordine, ma di ascoltare, accogliere, e perciò prestare il libero ossequio della propria mente e del proprio cuore, dire di si perché riconosciamo la verità di questa parola. Questa è la fede in Lui che si nutre sempre della sua carne e del suo sangue, per essere con lui e come lui insieme: annuncio e anticipazione del mondo nuovo.


Buona domenica


P. Daniele

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