Adorazione

Domenica 14 aprile 2024

ADORAZIONE EUCARISTICA 

III di Pasqua/B 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48)     

Comunità Pastorale 4 Evangelisti - Monza 

Venerdì 12 aprile 2024 

ADORAZIONE EUCARISTICA – III di Pasqua/B 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48

In quel tempo, di ritorno da Emmaus, i due discepoli riferirono ciò che era accaduto lungo  la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di  queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Stupiti e  spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: "Perché siete turbati, e perché 

sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!  Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho". Dicendo  questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano  ed erano stupefatti, disse: "Avete qui qualche cosa da mangiare?". Gli offrirono una  porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: "Sono  queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte  le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". Allora aprì loro la  mente all'intelligenza delle Scritture e disse: "Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e  risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la  conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete  testimoni". 

Papa Francesco - Regina Caeli 18 aprile 2021 

In questa terza domenica di Pasqua, ritorniamo a Gerusalemme, nel Cenacolo, come guidati dai  due discepoli di Emmaus, i quali avevano ascoltato con grande emozione le parole di Gesù lungo  la via e poi lo avevano riconosciuto «nello spezzare il pane». Ora, nel Cenacolo, Cristo risorto si  presenta in mezzo al gruppo dei discepoli e li saluta: «Pace a voi!». Ma essi sono spaventati e  credono «di vedere un fantasma», così dice il Vangelo. Allora Gesù mostra loro le ferite del suo  corpo e dice: «Guardate le mie mani e i miei piedi – le piaghe –: sono proprio io! Toccatemi». E per  convincerli, chiede del cibo e lo mangia sotto i loro sguardi sbalorditi. 

C’è un particolare qui, in questa descrizione. Dice il Vangelo che gli Apostoli “per la grande gioia  ancora non credevano”. Era tale la gioia che avevano che non potevano credere che quella cosa  fosse vera. E un secondo particolare: erano stupefatti, stupiti; stupiti perché l’incontro con Dio ti  porta sempre allo stupore: va oltre l’entusiasmo, oltre la gioia, è un’altra esperienza. E  questi erano gioiosi, ma una gioia che faceva pensare loro: no, questo non può essere vero!… È lo  stupore della presenza di Dio. Non dimenticare questo stato d’animo, che è tanto bello. 

Questa pagina evangelica è caratterizzata da tre verbi molto concreti, che riflettono in un certo  senso la nostra vita personale e comunitaria: guardare, toccare e mangiare. Tre azioni che  possono dare la gioia di un vero incontro con Gesù vivo. 

Guardare. “Guardate le mie mani e i miei piedi” – dice Gesù. Guardare non è solo vedere, è di  più, comporta anche l’intenzione, la volontà. Per questo è uno dei verbi dell’amore. La mamma  e il papà guardano il loro bambino, gli innamorati si guardano a vicenda; il bravo medico guarda il  paziente con attenzione… Guardare è un primo passo contro l’indifferenza, contro la tentazione  di girare la faccia da un’altra parte, davanti alle difficoltà e alle sofferenze degli altri. Guardare. Io  vedo o guardo Gesù? 

Il secondo verbo è toccare. Invitando i discepoli a toccarlo, per constatare che non è un fantasma  – toccatemi! –, Gesù indica a loro e a noi che la relazione con Lui e con i nostri fratelli non può  rimanere “a distanza”, non esiste un cristianesimo a distanza, non esiste un cristianesimo  soltanto sul piano dello sguardo. L’amore chiede il guardare e chiede anche la vicinanza,  chiede il contatto, la condivisione della vita. Il buon samaritano non si è limitato a guardare  quell’uomo che ha trovato mezzo morto lungo la strada: si è fermato, si è chinato, gli ha medicato  le ferite, lo ha toccato, lo ha caricato sulla sua cavalcatura e l’ha portato alla locanda. E così con  Gesù stesso: amarlo significa entrare in una comunione di vita, una comunione con Lui. 

E veniamo allora al terzo verbo, mangiare, che esprime bene la nostra umanità nella sua più  naturale indigenza, cioè il bisogno di nutrirci per vivere. Ma il mangiare, quando lo facciamo  insieme, in famiglia o tra amici, diventa pure espressione di amore, espressione di comunione, di 

festa... Quante volte i Vangeli ci presentano Gesù che vive questa dimensione conviviale! Anche  da Risorto, con i suoi discepoli. Al punto che il Convito eucaristico è diventato il segno  emblematico della comunità cristiana. Mangiare insieme il corpo di Cristo: questo è il centro della  vita cristiana. Fratelli e sorelle, questa pagina evangelica ci dice che Gesù non è un “fantasma”,  ma una Persona viva; che Gesù quando si avvicina a noi ci riempie di gioia, al punto di non  credere, e ci lascia stupefatti, con quello stupore che soltanto la presenza di Dio dà, perché Gesù  è una Persona viva. Essere cristiani non è prima di tutto una dottrina o un ideale morale, è la  relazione viva con Lui, con il Signore Risorto: lo guardiamo, lo tocchiamo, ci nutriamo di Lui e,  trasformati dal suo Amore, guardiamo, tocchiamo e nutriamo gli altri come fratelli e sorelle. La  Vergine Maria ci aiuti a vivere questa esperienza di grazia. 

Riflessione dal sito dell’ordine dei carmelitani 

La categoria del cammino rende bene in Luca l'itinerario teologico di quel percorso di  grazia che interviene negli eventi umani. Giovanni prepara la via al Signore che viene (Lc  1,76) e invita a spianare le sue vie (Lc 3,4); Maria si mette in cammino e va in fretta verso  la montagna (Lc 1,39); Gesù, via di Dio (Lc 20,21), cammina con gli uomini e traccia la via  della pace (Lc 1,79) e della vita (At 2,28), percorrendola in prima persona con la sua  esistenza. Dopo la risurrezione continua il cammino insieme ai discepoli (Lc 24,32) e resta  il protagonista del cammino della Chiesa che si identifica con il suo (At 18,25). Tutta la  ragion d'essere della Chiesa è in questo cammino di salvezza (At 16,17) che conduce a  Dio (At 18,2). Essa è chiamata a viverlo e ad indicarlo a tutti perché, ciascuno,  abbandonata la propria via (At 14,16), si orienti verso il Signore che cammina con i suoi. 

Gesù nell'incontro personale con gli uomini ha offerto la sua presenza benevola, e atteso  che i semi della parola e della fede germogliassero. L'abbandono degli apostoli, il  rinnegamento di Pietro, l'amore della peccatrice, la chiusura dei farisei non lo hanno  scandalizzato né turbato. Sapeva che non sarebbe andato perduto ciò che aveva loro  detto e proposto... e infatti dopo la Pentecoste gli stessi uomini vanno davanti al sinedrio  senza timore per affermare che è necessario obbedire a Dio piuttosto che agli uomini,  Pietro predica apertamente fino a morire su una croce come il suo Maestro, le donne sono  mandate come testimoni della risurrezione agli apostoli, e un fariseo figlio di farisei, Paolo  di Tarso, diventa apostolo delle genti. Se non puoi, uomo, sottrarti al vivere  quotidianamente la morte di te stesso, non devi però dimenticare che la risurrezione si  cela nelle tue piaghe per farti vivere di lui, fin d'ora. Nel fratello che per te può essere  sepolcro di morte e di fango, una croce maledetta, troverai la vita nuova. Sì, perché il  Cristo risorto assumerà le sembianze dei tuoi fratelli: un ortolano, un viandante, un  fantasma, un uomo sulla riva del lago... Quando saprai accogliere la "sfida" di Pilato che  penetra i secoli e non accetterai lo scambio proposto (Gv 18,39-40) perché avrai imparato  nelle notti dell'abbandono che non puoi barattare la tua vita di brigante, tu che porti  indegnamente il suo nome: Bar-Abba, figlio del Padre, con la vita di Gesù, l'unigenito  Figlio del Dio vivente, il Signore della vita e della morte... allora griderai anche tu come  l'apostolo Tommaso nello stupore della fede: "Mio Signore e mio Dio" (Gv 20,28), mio Dio  e mio tutto, e non tramonterà più all'orizzonte delle tue giornate la bellezza dell'esultanza.. 

• Dove faccio esperienza di Gesù  

vivo, risorto? Dove poterlo  

guardare, toccare e mangiare?  

• Ho mai sperimentato la meraviglia,  

lo stupore della Presenza di Dio  

nella mia vita? Così bella da far  

fatica a credere che sia vera? Dopo  

averla ricercata fanne memoria  

• Rendete grazie al Signore perché è  

buono: il suo amore è per sempre.



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