Adorazione

ADORAZIONE EUCARISTICA

Vangelo di Domenica 27 SETTEMBRE 2020

XXVI Domenica del tempo ordinario - Anno A

Lettura del vangelo secondo Matteo (Mt 21, 28-32)


In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:

28 «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna. 29 Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. 30 Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. 31 Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32 È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli.

Papa Francesco: omelia 15/12/2015

“Una Chiesa umile, che non si pavoneggi dei poteri, delle grandezze. Umiltà non significa una persona languida, fiacca, che fa gli occhi in bianco… No, questa non è umiltà, questo è teatro! Questo è fare finta di umiltà. L’umiltà ha un primo passo: ‘Io sono peccatore’. Se tu non sei capace di dire a te stesso che sei peccatore e che gli altri sono migliori di te, non sei umile. Il primo passo nella Chiesa umile è sentirsi peccatrice, il primo passo di tutti noi è lo stesso. Se qualcuno di noi ha l’abitudine di guardare i difetti degli altri e chiacchierare sopra non è umile, si crede giudice degli altri”.

“Il nostro diacono, il diacono di questa diocesi, Lorenzo, quando l’imperatore – lui era l’economo della diocesi – gli dice di portare le ricchezze della diocesi, così, pagare qualcosa e non essere ucciso, torna con i poveri. I poveri sono le ricchezze della Chiesa. Se tu hai una banca tua, sei il padrone di una banca ma il tuo cuore è povero, non è attaccato ai soldi, questo è al servizio, sempre. La povertà è questo distacco, per servire ai bisognosi, per servire agli altri”.

“Dov’è la mia fiducia? Nel potere, negli amici, nei soldi? Nel Signore! Questa è l’eredità che ci promette il Signore: ‘Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero, confiderà nel nome del Signore’. Umile perché si sente peccatore; povero perché il suo cuore è attaccato alle ricchezze di Dio e se ne ha è per amministrarle; fiducioso nel Signore perché sa che soltanto il Signore può garantire una cosa che gli faccia bene. E davvero che questi capi sacerdoti ai quali si rivolgeva Gesù non capivano queste cose e Gesù ha dovuto dire loro che una prostituta entrerà prima di loro nel Regno dei Cieli”.


Riflessione dal sito dell’ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo.

• Il vangelo di oggi ci presenta una parabola. Come sempre, Gesù racconta una storia tratta dalla vita quotidiana delle famiglie; storia comune che parla da sé e non ha bisogno di molte spiegazioni. Subito, per mezzo di una domanda molto semplice, Gesù cerca di coinvolgere gli uditori e di comunicare un messaggio. Li coinvolge nella storia senza, per il momento, spiegare l’obiettivo che ha in mente. Quando hanno dato la loro risposta alla domanda, Gesù applica l’esempio agli uditori e questi si rendono conto che loro si sono condannati da soli!

• Matteo 21,28-30: La storia dei due figli. Gesù fa una domanda iniziale: "Che ve ne pare?” E’ per attrarre l’attenzione delle persone affinché facciano attenzione alla storia che segue. Ed ecco la storia: "Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò”. Si tratta di una storia di vita familiare di ogni giorno. Le persone che ascoltano Gesù capiscono di cosa parla, poiché hanno vissuto questo tante volte nella propria casa. Per ora non si capisce ancora ciò che Gesù ha in mente. Qual è l’obiettivo che vorrà raggiungere con questa storia?

• Matteo 21,31ª: Il coinvolgimento delle autorità nella storia dei due figli. Gesù formula la storia sotto forma di una domanda. All’inizio dice: “Che ve ne pare?” ed alla fine termina chiedendo: “Quale dei due ha fatto la volontà del padre?" Coloro che ascoltano sono genitori e rispondono a partire da ciò che è successo varie volte con i propri figli: I capi dei sacerdoti e degli anziani risponderanno: "Il primo". Questa è la risposta che Gesù voleva sentire da loro e dove li coglie in flagrante per comunicare il suo messaggio.

• Matteo 21,31b-32: La conclusione di Gesù. “E Gesù disse loro: “In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”.

La conclusione di Gesù è evidente e molto dura. Secondo l’opinione dei sacerdoti e degli anziani, i pubblicani e le prostitute erano persone peccatrici e impure che non facevano la volontà del Padre. Secondo l’opinione di Gesù, i pubblicani e le prostitute di fatto dicevano “Non voglio”, ma finivano col fare la volontà del Padre, poiché si pentirono all’ascolto della predicazione di Giovanni Battista. Mentre loro, i sacerdoti e i pubblicani che ufficialmente sempre dicono “Si, signore, vado!”, finivano con non osservare la volontà del Padre, poiché non vollero credere a Giovanni Battista.

  • Con quale dei due figli mi identifico?

  • Chi sono oggi le prostitute e i pubblicani che dicono: “Non voglio!”, ma che finiscono per fare la volontà del Padre?


Benedirò il Signore in ogni tempo,

sulla mia bocca sempre la sua lode.

Io mi glorio nel Signore,

ascoltino gli umili e si rallegrino. (Sal 33)





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