Adorazione

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,1-15)

Dopo questi fatti, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.

Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo:"Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?". Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: "Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo". Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: "C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?". Rispose Gesù: "Fateli sedere". C'era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini.

Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: "Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto". Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: "Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!". Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

Papa Francesco – Angelus 29 luglio 2018

Il Vangelo di oggi presenta il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Vedendo la grande folla che lo aveva seguito nei pressi del lago di Tiberiade, Gesù si rivolge all’apostolo Filippo e domanda: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». I pochi denari che Gesù e gli apostoli possiedono, infatti, non bastano per sfamare quella moltitudine. Ed ecco che Andrea, un altro dei Dodici, conduce da Gesù un ragazzo che mette a disposizione tutto quello che ha: cinque pani e due pesci; ma certo – dice Andrea – sono niente per quella folla. Bravo questo ragazzo! Coraggioso. Anche lui vedeva la folla, e vedeva i suoi cinque pani. Dice: “Io ho questo: se serve, sono a disposizione”. Questo ragazzo ci fa pensare… Quel coraggio… I giovani sono così, hanno coraggio. Dobbiamo aiutarli a portare avanti questo coraggio. Eppure Gesù ordina ai discepoli di far sedere la gente, poi prende quei pani e quei pesci, rende grazie al Padre e li distribuisce, e tutti possono avere cibo a sazietà. Tutti hanno mangiato quello che volevano.

Con questa pagina evangelica, la liturgia ci induce a non distogliere lo sguardo da quel Gesù che domenica scorsa, nel Vangelo di Marco, vedendo «una grande folla, ebbe compassione di loro». Anche quel ragazzo dei cinque pani ha capito questa compassione, e dice: “Povera gente! Io ho questo…”. La compassione lo ha portato a offrire quello che aveva. Oggi infatti Giovanni ci mostra nuovamente Gesù attento ai bisogni primari delle persone. L’episodio scaturisce da un fatto concreto: la gente ha fame e Gesù coinvolge i suoi discepoli perché questa fame venga saziata. Questo è il fatto concreto. Alle folle, Gesù non si è limitato a donare questo – ha offerto la sua Parola, la sua consolazione, la sua salvezza, infine la sua vita –, ma certamente ha fatto anche questo: ha avuto cura del cibo per il corpo. E noi, suoi discepoli, non possiamo far finta di niente. Soltanto ascoltando le più semplici richieste della gente e ponendosi accanto alle loro concrete situazioni esistenziali si potrà essere ascoltati quando si parla di valori superiori.

L’amore di Dio per l’umanità affamata di pane, di libertà, di giustizia, di pace, e soprattutto della sua grazia divina, non viene mai meno. Gesù continua anche oggi a sfamare, a rendersi presenza viva e consolante, e lo fa attraverso di noi. Pertanto, il Vangelo ci invita ad essere disponibili e operosi, come quel ragazzo che si accorge di avere cinque pani e dice: “Io dò questo, poi tu vedrai…”. Di fronte al grido di fame – ogni sorta di “fame” – di tanti fratelli e sorelle in ogni parte del mondo, non possiamo restare spettatori distaccati e tranquilli. L’annuncio di Cristo, pane di vita eterna, richiede un generoso impegno di solidarietà per i poveri, i deboli, gli ultimi, gli indifesi. Questa azione di prossimità e di carità è la migliore verifica della qualità della nostra fede, tanto a livello personale, quanto a livello comunitario.

Poi, alla fine del racconto, Gesù, quando tutti furono saziati, Gesù disse ai discepoli di raccogliere i pezzi avanzati, perché nulla andasse perduto. E io vorrei proporvi questa frase di Gesù:

«Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Penso alla gente che ha fame e a quanto cibo avanzato noi buttiamo… Ognuno di noi pensi: il cibo che avanza a pranzo, a cena, dove va? A casa mia, cosa si fa con il cibo avanzato? Si butta? No. Se tu hai questa abitudine, ti dò un consiglio: parla con i tuoi nonni che hanno vissuto il dopoguerra, e chiedi loro che cosa facevano col cibo avanzato. Non buttare mai il cibo avanzato. Si rifà o si dà a chi possa mangiarlo, a chi ha bisogno. Mai buttare il cibo avanzato. Questo è un consiglio e anche un esame di coscienza: cosa si fa a casa col cibo che avanza?

Preghiamo la Vergine Maria, perché nel mondo prevalgano i programmi dedicati allo sviluppo, all’alimentazione, alla solidarietà, e non quelli dell’odio, degli armamenti e della guerra.

Riflessione dal sito dell’ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo

  • Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei: Nel quarto vangelo si fa riferimento a tre celebrazioni della Pasqua di Gesù, durante la vita pubblica. Questa sarebbe la seconda (la prima: 2, 13; la terza: 11, 55) e dà l'ambiente religioso e teologico di tutto quanto viene detto e fatto nel capitolo 6: il "pane donato" da Dio come la manna, la salita sul monte di Gesù come Mosè, il passaggio del mare come fu durante l'esodo (nell'episodio seguente: 6, 16-21), il discorso centrato sul tema del pane che viene da Dio. A proposito del rapporto fra la manna donata a Israele nel deserto e la moltiplicazione dei pani, si registrano, inoltre, variparalleli e richiami con Numeri 11 (vv. 1. 7-9.13.22).

  • Alcuni gesti di Gesù (a es. lo spezzare e dare il pane), come i molti dei temi teologici
    che toccherà nel discorso seguente, sono degli evidenti riferimenti ai gesti della liturgia del seder di Pasqua e alle letture della liturgia sinagogale della festa.

  • La Pasqua,poi,è una festa primaverile e, infatti, Giovanni annota che vi "era molta erba in quel luogo" (6, 10; cfr Mt 14,19 e Mc 6,39).

  • Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?": La domanda a Filippo, forse si giustifica col fatto che egli proveniva da quella zona geografica.

  • Se interpretiamo questa domanda alla luce di quelle simili presenti nell'intero vangelo (1, 48; 2, 9; 4, 11; 7, 27-28; 8, 14; 9, 29-30; 19, 9), ne scopriamo la valenza cristologica: chiedere da dove proviene il dono, vuol dire cercare di comprendere anche l'origine del donatore che, in questo caso, è Gesù; dunque la domanda conduce alla ricerca dell'origine divina di Gesù.

  • Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare: Il "mettere alla prova" le reazioni del discepolo è indicato con un verbo (peirazein) che ha di solito un significato negativo, di tentazione, verifica o inganno. Il ruolo di questa frase, però, è di mettere al riparo il lettore dal dubbio che la domanda precedente di Gesù sia interpretata come espressione di ignoranza.

  • "Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un piccolo pezzo": La cifra equivale al salario di duecento giorni di lavoro di un operaio (cfr Mt 20,13; 22,2).

  • "C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesciolini secchi": Il ragazzo, a giudicare dalla parola doppiamente diminutiva usata nel testo greco (paidarion) è proprio un "ragazzetto": una persona senza alcuna importanza sociale. Lo stesso termine è usato in 2Re (4,12.14.25; 5,20) per il servo di Eliseo, Giezi.

  • Il pane d'orzo, al contrario di quello fatto col frumento, era un cibo particolarmente semplice e a buon mercato, usato dai poveri. Sembrerebbe (cfr Lc 11, 5) che il pasto adatto a una persona fosse costituito da tre pani. I pesci secchi (opsarion, di nuovo indicati con un doppio diminutivo) erano il cibo comune da consumare con il pane.

  • "Fateli sedere"... erano circa cinquemila uomini: In realtà, secondo l'uso del tempo, Gesù comanda di "farli adagiare" o "distendere": il pasto dev'essere consumato in tutta comodità, proprio com'è prescritto per il pasto rituale della Pasqua e com'è d'obbligo nei banchetti.

  • Osserviamo bene l'andamento dei fatti: la moltiplicazione avviene solo dopo la divisione e la divisione del pane avviene solo dopo che un "piccolo" mette arditamente a disposizione di tutti le sue risorse irrisorie. Quei poveri, piccoli pani si moltiplicano man mano che si dividono! Gesù moltiplica ciò che noi accettiamo, un po' alla cieca, di dividere con Lui e con gli altri.

  • Stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo: Contrariamente agli altri evangelisti, Giovanni riferisce il motivo dell'improvvisa scomparsa di Gesù dopo il miracolo: voleva evitare che il suo ruolo di Messia fosse "inquinato" da manifestazioni politiche da parte della folla. Gesù conferma ancora una volta le sue scelte (cfr Mt 4, 1-10), che ribadirà fino alla fine, dinanzi a Pilato (19, 33-37).

  • Il ragazzo è una persona insignificante, i pani sono pochi e i pesci ancora meno. Passando dalle mani di Gesù, tutto diventa grande e bello. C'è una grande sproporzione fra ciò che noi siamo e ciò che Dio ci fa diventare, se ci mettiamo a sua disposizione. "Nulla è impossibile a Dio": né convertire i cuori più duri, né trasformare il male in strumento del bene ... Dio colma ogni sproporzione fra noi e lui. Ci credo davvero, fino in fondo, anche quando tutto lo contraddice?

Il Signore sostiene gli umili ma abbassa fino a terra gli empi. (Sl 147)


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