Adorazione

LEGGERE E MEDITARE IL VANGELO DI DOMENICA


Vangelo di Domenica 24 MAGGIO 2020 – ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

Dal Vangelo secondo MATTEO (28,16-20):

16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


COMMENTO DI PAOLO CURTAZ (dal sito Ti racconto la Parola)

Lo Spirito illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza siete stati chiamati, ci dice san Paolo. Adesso, in questo tempo di pandemia. Qui, nel momento in cui la paura ci impedisce di guardare lontano…

È lo Spirito, in grande atteso, che illumina, rischiara, accende, scalda, scuote. Siamo chiamati alla speranza.

Perché il Signore è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20).

Perché a noi, a me, il Signore affida l’annuncio del Regno. […]

Ha fede in noi, il risorto. Affidandoci delle parole, le sue parole, la Parola, e quel poco che è riuscito a costruire nei suoi tre anni di vita pubblica.

A noi che, invece, vorremmo fuggire, chiedere aiuto, lasciar fare a lui.

Si ribaltano le posizioni, invece. Dio non risolve, affida. Non interviene, chiede.

Cosa c’è da festeggiare? Si festeggia un ritorno, non una partenza. E sentiamo, dietro il sorriso di facciata, la nostalgia straziante di un addio, di uno scambio sfavorevole, di un’ingiustizia.

Noi, sgomenti come i discepoli della Scrittura. Ma come? Proprio ora che avevano capito, dopo il grande spavento della croce, si ritrovano da soli?

Proprio ora che, dopo una lunga latitanza, mi sono avvicinato alla fede e ho riscoperto il gusto della preghiera, mi spostano il prete carismatico? Il confessore? Si scioglie il gruppo? Si interrompe la rubrica che mi ha sostenuto durante la pandemia? Interrompono la diretta quotidiana da Santa Marta?

Se capissimo che Dio ci tratta da adulti! Se avessimo il coraggio dell’ardire di Dio che ci fa uomini e donne, santi e profeti, sacerdoti e re! Invece di restare a traino, eterni subalterni!

Gesù ascende al cielo per essere il per-sempre-presente.

Non vincolato da un corpo, non segnato dallo spazio e dal tempo. Ma presente.

Come scrive Mauriac: Dal giorno dell’ascensione noi abbiamo un Dio in agguato in ogni angolo della strada.

Paradosso insostenibile del cristianesimo!

Prima ci chiede di credere che il Dio invisibile si è fatto uomo.

Ora ci chiede di credere che il Dio accessibile si consegna nelle fragili mani di uomini peccatori e incoerenti! […]

I discepoli del risorto sono chiamati ad annunciarlo, finché egli venga, a renderlo presente. La Chiesa, allora, diventa il luogo dell’incontro privilegiato col risorto, e assolve il suo compito solo quando rende presente il vangelo.

Matteo ci dice come.

Diversamente da Luca, Matteo situa l’addio in Galilea, su di un monte.

Monte che rappresenta il luogo dell’esperienza divina: solo chi l’ha incontrato può raccontarlo con credibilità.

E in Galilea: il luogo della frontiera, del meticciato, del confine, dei pagani, dei traditori ma, anche, il luogo dove tutto è iniziato, il luogo dell’incontro, dell’innamoramento.

Solo attingendo alle esperienze che ci hanno convertito possiamo annunciare con verità il Signore.

Ecco cosa significa non guardare il cielo: partire dalla povertà della mia parrocchia, dal senso di disagio che provo nel vivere in un paese rissoso e partigiano, dall’impressione di vivere alla fine di un Impero che crolla pesantemente sotto un cumulo di verbosità, nell’incertezza di un futuro segnato dalla pandemia.

Qui siamo chiamati a realizzare il Regno, a rendere presente la speranza.

Qui, in questa Chiesa fragile, in un mondo fragile. Che Dio ama.

Allora non stupisce il dubbio dei discepoli, che è il nostro.

Il risorto ci rassicura: non siamo soli, egli è con noi.

È iniziato il tempo della Chiesa, fatta di uomini e donne fragili che hanno fatto esperienza di Dio e lo raccontano nella Galilea delle genti.

Dio ha bisogno di me.

Ha fede in me.


COMMENTO DI SUOR MARIANGELA TASSIELLI (dal sito Cantalavita)

Il Signore risorto che l’evangelista Matteo ci descrive sembrerebbe essere di poche parole e molti fatti. Ai pochi versetti che questa domenica ci presenta, fanno eco altri versetti di poco precedenti. Qui si legge: «Gli Undici andarono sul monte che Gesù aveva loro indicato». L’indicazione in realtà viene data alle donne che, ritornando dal sepolcro, incontrano Gesù risorto. Sono le prime a incontrarlo. Sono le prime a essere mandate: «Andate e annunciate ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Le donne vanno e annunciano.

Ma non basta. La seconda parte dell’ultimo capitolo di Matteo ci mette davanti un secondo mandato. Gesù invia coloro che di lui hanno fatto esperienza, li invia ad andare a tutti i popoli, per rendere chiunque discepolo, battezzato. Per comunicare la gioia della sua presenza, la pienezza del suo amore.

Questi versetti nella storia sono diventati molte volte causa di esclusione, di proselitismo; nei momenti più duri anche di sottomissione. Quasi come se quel «fate discepoli tutti i popoli» avesse voluto significare «costringete tutti a credere in me».

E invece colui che invia è il Risorto. E il Risorto libera, spezza catene, scioglie legacci, fa esplodere la gioia, i carismi, la diversità. Il mandato ci impone solo una cosa: «Andare! Uscire! Non trasformare la nostra esperienza di lui in un gioiello da cassaforte».

«Fare discepoli» è dire a tutti che il dono non esclude nessuno.

«Battezzare» è offrire a chiunque la possibilità di essere ammantato dall’amore.

«Insegnare a osservare i suoi comandamenti» è far vedere con la nostra vita quanto aderire alle sue logiche renda tutto nuovo, migliore, buono.

È lui, il Signore, il senso di ogni cosa. Il suo essere con noi fino alla fine del mondo è garanzia di quell’amore che sostiene la storia. È questo l’annuncio di cui dobbiamo e possiamo far vibrare il mondo… quel mondo vicino che ci circonda.


UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO: Tu sei con noi!

Tu sei con noi, Signore:

sorgente e causa della nostra gioia.

Sei con noi, Signore risorto:

vita che zampilla, amore che irrora.

Sei con noi nelle notti interminabili

e nell’albeggiare carico di speranza;

negli aridi mezzogiorni assolati

e nel tepore rinfrescante delle sere.

Sei con noi, sempre!

Sarai con noi per sempre!

È questo che ci chiedi di ricordare al mondo,

ogni giorno, avendo sul volto lacrime o sorrisi.

È questo ciò che ci chiedi di annunciare. Amen.



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