Casa Cafarnao

Ciao a te,

siamo Lorenza e Veronica, Lura e LaVero per gli amici.

Viviamo al terzo piano dell’oratorio di San Rocco da un anno, condividendo il pianerottolo con Don Luca, Mattia e Corinna, Pietro, Letizia e Benedetta.

La nostra casa ha un nome.

Le persone danno i nomi ai gatti, ai cani, alle piante, c’è anche chi dà il nome alla macchina come

se fosse un figlio… noi abbiamo dato il nome a casa nostra perché non è un posto e basta, Casa Cafarnao è un luogo vivo, siamo noi e non solo.

Casa Cafarnao nasce dalla casa Giovani donata quindici anni fa dal parroco Don Michele ai ragazzi dell’oratorio, sistemata e frequentata intensamente dai giovani della nostra Comunità Pastorale. Per tanto tempo è stato un luogo d’utilizzo molto comodo per incontri, ospitare vite comuni, studio e attività dell’oratorio.

“Carissima casina, usata, riusata e strausata, quasi consumata… chi si prende cura di te, se tu ti

prendi sempre cura di noi?”

Casa Cafarnao nasce dall’incontro di sogni e desideri di chi non solo vuole incontrare amici con cui

condividere, ma di chi CERCA FRATELLI con cui VIVERE tutte le attività che già si facevano.

È una casa dove chi sceglie di abitarla non troverà coinquilini, ma fratelli nella fede.

Biblicamente casa Cafarnao è il luogo in cui Gesù sceglie di abitare tra gli amici. Conosciuto Simon

Pietro sul mare di Tiberiade, “toc toc”, bussa alla porta in cerca di fratelli con cui condividere la sua

figliolanza.

Casa Cafarnao era il luogo degli incontri; era il luogo di passaggio in cui discepoli, malati, curiosi,

usurai, infermi, prostitute, lebbrosi, mendicanti, bussavano alla porta per incontrare Gesù, per una

parola, uno sguardo, una carezza: era il luogo in cui amici di amici portavano altri amici e si compivano

i miracoli.

Giorno per giorno è maturata la consapevolezza che prima di questa fraternità c’era già Qualcuno

che stava lavorando per noi: il nostro vivere il gruppo giovani accanto alla fraternità “Cinque pani e

due pesci”, l’arrivo di Don Luca e il divieto al “Si è fatto sempre così”, la family Longoni e lo spalancarsi

di mille altri orizzonti di proposte di vita come le esperienze accanto ai fratelli della Papa Giovanni

(l’incontro con Lura), dei piccoli di Scampia e della strada con tutti i suoi abitanti non erano tutta

farina del nostro sacco. Insomma, è un luogo che è nato dall’incontro di tanti sogni, esperienze

condivise o meno, desideri, ma soprattutto persone.

È il luogo in cui si vive l’ordinarietà della vita con i suoi impegni quotidiani come il lavoro, la

preghiera, il riposo, la festa e dentro questo ordinario, l’inatteso straordinario, l’incontro con il

Signore che si fa prossimo nei fratelli.

Straordinarietà nell’ordinarietà e ordinarietà nella straordinarietà.

Quando siamo entrate, insieme abbiamo scelto volutamente di condividere la stessa camera da

letto nonostante la presenza di più spazi intimi e personali proprio perché è facile scegliere gli amici;

ma i fratelli non li scegli, ti capitano! La sfida più bella è proprio scegliere ogni giorno il fratello che ti

è capitato!

Questa è stata la più bella grazia che ci è stata donata e che abbiamo scelto di vivere.

Casa Cafarnao non sono Veronica e Lorenza, non potremmo parlare della nostra fraternità

escludendo il pianerottolo con Don Luca, Mattia e Corinna, Pietro, Letizia e Benedetta, ma non basta!

Anche quest’estate a Curino è stato facile capire che la Casa Cafarnao si era mossa in Piemonte, lì

dov’eravamo! Ed è ancora più chiaro che se pensiamo a questa fraternità non possiamo non pensare

a tutti quelli che sono passati per un tè, per una settimana o che affacciandosi per dire “ciao!”, si

sono sentiti a casa.

Lorenza e Veronica