DON DARIO SI PRESENTA

"Amati sino alla fine per grazia e non per merito"

Faccio fatica a scrivere qualcosa di me, a presentarmi, perché rischierei di autodefinirmi in etichette e questo non sarebbe giusto per me, come per nessun essere umano. Certo le etichette sono a volte delle scorciatoie che ci possono aiutare, ma nello stesso tempo sono assai rischiose se ci definiscono. Se dunque devo scegliere “un’etichetta” per presentarmi quale potrebbe essere? Ritengo di essere una persona amata in maniera incredibile da Dio, graziata al di là di ogni aspettativa da Lui e assolutamente inadeguata a questi doni che Egli mi ha fatto. Per il resto vi chiedo la pazienza e l’umiltà di scoprirmi poco alla volta così come io scoprirò le bellezze e povertà vostre poco alla volta. Vi lascio però uno scritto interessante, forse un po’ datato, dove l’autore (non mi ricordo il nome),in maniera simpatica e arguta ci fa vedere il rischio delle etichette:

« Se il prete parla dieci minuti più a lungo, è un parolaio. Se durante una predica parla forte, allora urla. Se non predica, non capisce niente. Se possiede un’auto personale, è capitalista, è mondano. Se non ha un’auto personale, non è capace di adattarsi ai tempi. Se visita i suoi fedeli fuori parrocchia, allora gironzola dappertutto. Se frequenta le famiglie, non è mai in casa. Se rimane in casa, non visita mai le famiglie. Se parla di offerte e chiede qualcosa, non pensa ad altro che a far soldi. Se non organizza feste, gite, incontri, nella parrocchia non c’è vita. Se in confessionale si concede tempo, è interminabile. Se fa in fretta, non è capace di ascoltare. Se comincia la messa puntualmente, il suo orologio è avanti. Se ha un piccolo ritardo, fa perdere tempo a un mucchio di gente. Se abbellisce la chiesa, getta via i soldi inutilmente. Se non lo fa, lascia andare tutto alla malora. Se parla da solo con una donna, c’è sotto qualcosa. Se parla da solo con un uomo, eh! Se prega in chiesa, non è un uomo d’azione. Se si vede poco in chiesa, non è un uomo di Dio. Se si interessa degli altri, è un impiccione. Se non si interessa, è un egoista. Se parla di giustizia sociale, fa politica. Se è giovane, non ha esperienza. Se è un vecchio, non si adatta ai tempi. Se muore, non c’è nessuno che lo sostituisce».

Forse ci stanno un po’ tutte queste etichette ma forse anche no, in ogni caso soffermiamoci innanzitutto sul bello che vale per me e per voi, ovvero dal riconoscere di essere amati e salvati dal Signore in maniera totale ed eterna (il motto del nostro anno di ordinazione infatti è: li amò sino alla fine) e che ognuno di noi, come può, è chiamato ad amare imparando da Lui. Allora iniziamo insieme questa avventura per il tempo che il Signore ci donerà.

don Dario